Chiedo scusa

In due precedenti post: Beach Link e Deposito Davanzali (oggi rieditati) parlando del capo ufficio tecnico, arch. Maraschioni, utilizzavo gli aggettivi “pregiudicato” e “condannato”.
Il motivo per cui mi sono preso la libertà di indicare il capo ufficio tecnico arch. Maraschioni come un “condannato” e un “pregiudicato” nasceva dal fatto che una recente sentenza letta sui giornali indicava l’architetto condannato per abuso d’ufficio.
Dopodiché ho letto la definizione di pregiudicato sul dizionario: «persona che ha già subìto uno o più precedenti giudizi di condanna penale» e così ho pensato solamente di esprimermi utilizzando gli appropriati termini della lingua italiana.
Invece mi sbagliavo e perciò mi scuso pubblicamente con il capo ufficio tecnico arch. Maraschioni.
A seguito di una diffida per conto dell’architetto mi sono informato presso un legale, il quale mi ha spiegato che le definizioni del dizionario giuridicamente non hanno molto valore.
E dato che il termine “pregiudicato” nell’accezione comune indica chi ha commesso gravi crimini, non è corretto utilizzarlo per chi ha un procedimento penale per abuso d’ufficio ancora in corso.
Tra l’altro per la legge italiana vige la presunzione di innocenza fintanto che tutto l’iter giudiziario non ha fatto il suo corso.
Perciò anche chiamarlo “colpevole”, così come ho letto nell’articolo del giornale, non è corretto.
Nella diffida che ho ricevuto si fa presente che l’architetto ha «proposto appello nei termini di legge» e perciò torno a scusarmi con lui e con tutti voi per il pressapochismo utilizzato nello scrivere e, soprattutto, per non aver rispettato uno dei più importanti e sacrosanti articoli della nostra costituzione: la presunzione di innocenza.
Costituzione Italiana articolo 27, comma 2: «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva».
p.s. la diffida indicava solamente il post “Beach Link”, ma siccome anche in “Deposito Davanzali” utilizzavo impropriamente gli stessi termini ho pensato bene di rieditare anche quello.