Autoctono

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Abbiamo veramente oltrepassato ogni logica.
Sul Corriere Adriatico del 19 dicembre, “I danni dei cinghiali li risarcisca il Parco”, leggo che Misiti Junior: «non esclude un’iniziativa giudiziaria contro l’ente Parco “volta a ottenere il risarcimento dei danni cagionati all’immagine turistica di Sirolo”.»

Secondo questa logica contorta è la presenza dei cinghiali a deturpare l’immagine di Sirolo, non l’edilizia sconsiderata, le scogliere frangiflutti che favoriscono l’alga tossica, gli stabilimenti fatiscenti che cadono a pezzi perché posti sotto sequestro e i sentieri chiusi o vietati.
Tutta la colpa è dei cinghiali perché non sono autoctoni.

Allora vediamo bene cosa significa autoctono, questa parola ultimamente tanto di moda.
Secondo il dizionario Hoelpi la definizione di autoctono è: Che è nato nello stesso luogo in cui vive: popolazioni autoctone.

Quindi io, che sono nato a Genova, non sono autoctono e non lo è neppure il padre dell’attuale sindaco perché è nato a Roccella Ionica (Reggio Calabria).
Però a ben vedere non sono autoctoni neppure il girasole, la patata, il pomodoro, la zucca, il granturco (che provengono tutti dall’America) e chissà quante altre piante, animali e persone.

Estirpateci tutti!

Io, Pino, i cinghiali, i pomodori, il granturco, le zucche e chi più ne ha più ne metta.

Oppure fate rinsavire il sindaco o il giornalista che riporta le sue esternazioni.
Se i cinghiali fossero carini come Bambi sulle strade avrebbero già da tempo provveduto ad avvisare adeguatamente del pericolo attraversamento animali, così se vai forte e ci sbatti dentro è colpa tua.
Anzi ti darebbero pure del criminale perché così come hai investito un animale avresti potuto investire un essere umano che per qualche motivo si trovava ad occupare la corsia (a seguito di un precedente incidente, per una caduta da una bicicletta, perché momentaneamente disorientato eccetera).

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Se vai piano, rispettano i limiti, i cinghiali è difficile che li investi, ma sopratutto se devi inchiodare perché un ungulato ti taglia la strada almeno non vai a sbattere.

Sirolo di certo non è l’unico paese al mondo ad avere problemi con i cinghiali, ma di sicuro è l’unico che accusa sistematicamente un Parco perché svolge un’azione di tutela ambientale.
E che arriva addirittura a ipotizzare azioni giudiziarie per danni d’immagine.
Quando la sola chiusura del Passo del Lupo sarebbe sufficiente ad avviare una Class Action degli operatori turistici contro il comune di Sirolo, visti gli effettivi danni di immagine che ne conseguono.

In questa società che deresponsabilizza tutto ci mancava un sindaco che accusa i cinghiali di non permettere agli automobilisti di affrontare la strada del monte in stile rally.
Aree private e campi agricoli vanno tutelati assolutamente, ma la soluzione non è cementificare, asfaltare e sopprimere tutto.
Si possono risarcire i contadini per i danni subiti, come già fa l’Ente Parco del Conero destinando 40.000 € annui del proprio bilancio (fonte: il Resto del Carlino 19/12/2009), si possono aiutare economicamente i cittadini che intendono dotarsi di recinzioni elettriche (esistono delle versioni che funzionano ad energia solare), oppure si possono prevedere soluzioni più originali come quella adottata dai contadini giapponesi:

“Contro i danni alle coltivazioni fatti dai cinghiali nelle loro incursioni notturne, i giapponesi hanno trovato un rimedio davvero innovativo: le pecore da guardia. Succede nella provincia occidentale di Shimane, dove alcuni contadini si sono accorti che anche i cinghiali più selvatici e aggressivi non osano avvicinarsi alle greggi. Si tratta di una curiosa sorta di incompatibilità simile a quella tra topi ed elefanti.Continua l’articolo su Tgcom

Non ho alcuna competenza per suggerire la soluzione migliore per risolvere il problema dei cinghiali che devastano il territorio, ma sono abbastanza cosciente per disgustarmi dinnanzi ad un’amministrazione comunale che fa di tutto per far apparire dannoso l’Ente Parco del Conero.
Preferendo schierarsi con chi si improvvisa rallysta sulla strada del monte piuttosto che collaborare attivamente con il Parco per limitare i danni che questi animali indubbiamente fanno.

Forse deportarli, come suggerisce il sindaco nell’articolo del Corriere, è una soluzione adeguata, però è riprovevole questo atteggiamento di ostilità verso un Ente istituzionale.
Invece di creare una sinergia tra l’amministrazione comunale e l’Ente Parco del Conero, che gioverebbe a tutta la comunità, Misiti Junior si preoccupa di come azzerare i 54 mila euro che il Parco ha stanziato per la messa in sicurezza del Passo del Lupo.

Ci ha provato invitando il Parco a spenderli per “la pulizia, la manutenzione e la messa in sicurezza dei fossi nel Parco vicino all’abitato” (il Messaggero 6/10/2009) e adesso ritenta dicendo che quei soldi devono servire per ripagare i danni provocati dai cinghiali (il Resto del Carlino 17/12/2009).

Per quel che vale, consiglio a quelli del Parco di avviare subito i lavori per la messa in sicurezza del Passo del Lupo altrimenti, tenta che ti ritenta, prima o poi Misiti Junior riuscirà a mettere le mani sull’agognato malloppo.

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4 Commenti a “Autoctono”

  1. Maurizio scrive:

    Sintesi della relazione presentata all’incontro “L’emergenza “cinghiali” in agricoltura: le proposte di intervento e la posizione della CIA” , Parco regionale “La Mandria” ,

    11 novembre 1999

    APPROCCIO

    Quando si affrontano i problemi collegati alle presenze degli animali, l’approccio è sempre punitivo per gli animali. Seguendo una tradizione più che millenaria, alcuni tra gli uomini tendono a catalogare gli animali in base al proprio diretto interesse, e gli atteggiamenti che più vengono proposti sono quelli che gli animali sono da distruggere quando non li si può sfruttare.

    Sovente convivono sfruttamento e distruzione come nei cinghiali, che da un alto sono allevati per poi essere uccisi. Il fatto che avvengano continuamente dei rilasci di questi animali, per quanto vietati, è confermato dagli stessi cacciatori.

    VALORI ETICI

    Oggi si può dire che sicuramente la maggioranza della società è contro la sofferenza degli animali e pertanto l’esercizio della caccia non è un valore eticamente accettato da tutta la società e i valori etici sono validi di per sé, non hanno bisogno di alcuna giustificazione.

    La caccia non può gestire i problemi che ha contribuito a creare e tutti, più o meno velatamente, ammettono che proprio per motivi venatori si è creato il problema dei cinghiali; chiedere ai cacciatori di risolverlo vuol dire solo continuare a perpetuarlo.

    Eticamente si deve ricordare come in Piemonte il referendum contro la caccia ha avuto una schiacciante maggioranza, ma nessuno sembra tenerne conto, mentre per quello elettorale di quest’anno viene spesso ricordato come la percentuale dei votanti fosse a favore, con ciò cercando di ottenere l’affermazione dei contenuti. Altrettanto però non si fa con le tematiche legate all’attività venatoria.

    Sempre da un punto di vista etico si deve ricordare come l’uomo si definisce come l’essere più intelligente e poi, di fronte a certi problemi, quali le presenze dei cinghiali, vuole risolverli come fa da migliaia di anni, uccidendo. È possibile che tutta l’intelligenza si riassuma nell’atto di prendere un fucile.

    IL PROBLEMA

    Quello sanitario non esiste; le malattie dei cinghiali non si trasmettono e quindi questa non può essere una giustificazione all’abbattimento.

    Finora si è visto che più sono aumentati gli abbattimenti altrettanto e più sono cresciuti i danni. Quando una soluzione non funziona la si deve cambiare, le doppiette non hanno risolto il problema e non devono essere riproposte.

    Le vere cause sono innanzi tutto il ripopolamento illegale e in seconda battuta gli allevamenti che continuano a sfornare centinaia di soggetti.

    SOLUZIONI

    Le soluzioni efficaci non potranno che essere la chiusura allevamenti per tagliare alle radici la pratica delle immissioni; chiusura che può essere programmata come una moratoria per almeno dieci anni;

    si chiede inoltre di chiudere la caccia al cinghiale, proprio per il principio che non può risolvere ciò che ha creato; ed infatti lo scopo principale dei cacciatori è di continuare il gioco per cui non si abbatteranno sicuramente tutti i cinghiali per poterne avere a disposizione nel tempo successivo;

    imporre il divieto spostamento cinghiali, perché in tal modo si spostano gli animali da una zona all’altra;

    invece di pagare i danni ai contadini, occorre prevedere dei finanziamenti per mettere in atto delle difese delle coltivazioni, soluzione più che possibile e già attuata in altre nazioni;

    in ogni caso si devono adottare le soluzioni previste dalla legge 157: reti protezione, foraggiamento, colture a perdere. Gli interventi cruenti non possono che esser fatti secondo quanto prevede la legge nazionale: qualsiasi decisione che vada al di là di questa darà adito ad immediate iniziative giudiziarie.

    IL RUOLO DEI POLITICI

    Devono riflettere sulla diversa valutazione politica che si è fatta riguardo ai due referendum quello sulla caccia e quello della legge elettorale, in quanto dell’uno si è esaltato il risultato e dell’altro è stato taciuto.

    Inoltre devono fare attenzione alle false verità, come l’ingigantimento dei problemi e dei danni, che avviene sovente. Gli organi di informazione contribuiscono a questa scorretta informazione, in quanto esaltano le vicende negative senza preoccuparsi di ascoltare anche le voci di quanti sono contrari alla caccia.

    Il pessimo ruolo svolto dai mass media si può riassumere nel fatto che i 230 mila morti attesi per vacca pazza non compaiono mai sui giornali, mentre i danni dei cinghiali sono sempre molto ingigantiti: gli uomini sono meno importanti delle patate?

    INFS

    Siamo perplessi sulla figura dell’Istituto Nazionale Fauna selvatica, che concede sempre troppi consensi alle deroghe richieste delle regioni per abbattimenti fuori sede ( anche nei parchi) e fuori tempo( in mesi non aperti alla caccia): dove finisce l’azione di controllo di questo ente?

    Sta dimostrando troppa accondiscendenza alle istanze venatorie, dovrebbe essere un organo di controllo non di sostegno.

    Questo è stato dimostrato più volte, in quanto, in caso di ricorso i TAR accettano le richieste dei gruppi ambientalisti ed animalisti e smentiscono quindi direttamente le concessioni dell’istituto.

    SOFFERENZA

    Non si può dimenticare che la caccia è sempre uguale a dolore e sofferenza, perché la morte arriva sempre con sofferenza: sofferenza per la fuga, per la paura dei cani e poi dopo lo sparo perché quasi mai questo provoca la morte immediata, ma è sempre preceduta da una lunga e dolorosa agonia.

    Come veterinario molte volte ho visto la sofferenza negli occhi degli animali feriti a morte, ad esempio cani a cui gli stessi proprietari hanno sparato per sbaglio, ebbene se i cacciatori guardassero la sofferenza negli occhi delle loro vittime forse sarebbero crudeli nel chiedere di poter uccidere sempre più animali. Se i cacciatori guardassero la sofferenza e non gli occhi già spenti delle loro prede, forse il loro numero, già in diminuzione come sembra, sarebbe ancora inferiore.

  2. aldo spadari scrive:

    Ragazzi, per fortuna che ci siete voi a farmi sollevare il morale. Se non siamo autoctoni Estirpateci tutti!Io, Pino, i cinghiali, i pomodori, il granturco, le zucche e chi più ne ha più ne metta. Ahahahaha Veramente da schiattarsi dalle risate. Come animalista convinto che purtroppo mangia carne e pesce (quindi non dò l’esempio)sinceramente questa licenza d’uccidere mi scuote parecchio. Mi rendo conto che di cinghiali ce ne sono troppi e che costituiscono un problema, perchè sono stati introdotti indebitamente da qualche stronzo, che non ha tenuto conto delle conseguenze. L’altro giorno, facendo la strada del Monte, dopo con la mia auto. dietro una curva, in zona la vedova mi si sono parati davanti quattro ungulati che attrarsavano la strada. Ne stavo per investire uno, l’ultimo. Non so come ho fatto a schivarlo. Mi ha fatto anche ridere perchè il riflesso incondizionato della zampa posteriore destra che si è alzata gli ha fatto fare un movimento tipo twist. Mi sono fermato comunque a guardarli con il cuore in gola…bellini non sono, comunque!Sparagli non ci ho pensato. Ho pensato. Che culo! Ve li immaginavate che botta quattro cinghiali adulti…avrei distrutto la macchina. Ma non ci sono solo i cinghiali. Nel curvone di Massignano, dove gira il bus, a mezzanotte esce una volpe bellissima.Vogliamo sparare pure a quella? Che razzo di parco è?Mi sono fermato e le ho dato una scatoletta che avevo comprato per il cane. Lei mi guardava stupita. Il mio cane pure era incazzato nero che gli davo la sua roba. Io sono fatto così….Ma ppunto cosa si può fare?Estirpare tutto? Siamo noi che siamo andati a costruire case nel loro habitat non viceversa…anche se poi anche loro sconfinano per fame….Nel leggere certe dichiarazioni, sì, fa impressione tanta insensibilità. D’altronde non c’è da stupirsi…

  3. daniela casprini scrive:

    Ti ringrazio, molto interessante il tuo blog

    Pubblico il link del blog sul nostro Gruppo fb, vieni a trovarci e fatti riconoscere, ciao!

    http://www.facebook.com/groups/edit.php?edit_members&gid=56221250828#/group.php?gid=56221250828

  4. Maurizio scrive:

    DAL CORRIERE ADRIATICO DO OGGI
    IL LIVELLO CULTURALE DEI VERI AUTOCTONI ……… COSA VOGLIAMO AGGIUNGERE DI PIU’

    Scoperti dopo una mattanza di cinghiali in una zona residenziale di Camerano

    Denunciati dieci bracconieri

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    Ancona La mattanza di cinghiali non aveva risparmiato neanche un’esemplare di femmina con sei cuccioli attaccati alle mammelle per lo svezzamento. I residenti di via Concio, una strada che dal centro di Camerano scende verso la zona industriale, ne avevano sentito gli effetti ravvicinati, spari a raffica che alle sette del mattino avevano seminato il panico nel nuovo quartiere residenziale. Avevano chiamato il 112, ma quando sul posto erano arrivate guardie forestali e polizia provinciale dei cacciatori non c’era più traccia. A distanza di poche settimane da quella battuta di caccia, andata in scena poco prima di Natale, i carabinieri di Camerano sono riusciti, insieme alle guardie zoofile di Legambiente, a scoprire una banda di bracconieri che cacciavano cinghiali in una zona vietatissima, con armi micidiali che mettevano a rischio i residenti e gli automobilisti di passaggio sulla Direttissima del Conero e persino sulla vicina autostrada. Sentendo altri cacciatori presenti in zona quella mattina e anche esaminando i tabulati dei traffici telefonici, gli investigatori sono risaliti ai componenti della banda.

    Sei cuccioli catturati

    Dall’inizio del mese fino a pochi giorni fa, dieci perquisizioni domiciliari disposte dal pm Rosario Lioniello hanno consentito di sequestrare prove lampanti della caccia di frodo, che secondo gli investigatori alimentava un mercato nero della carne cinghiale rivenduta a 22 euro al chilo. In casa dei sospetti - cinque residenti a Camerano, gli altri di Ancona, quasi tutti cacciatori di lungo corso - c’erano carne di cinghiale macellata da poco, zampe e altri resti, sei cinghialini di appena venti giorni, uno dei quali morto, un ibrido adulto di suino e cinghiale. E poi migliaia di cartucce a pallini, munizioni a palla unica non denunciate (arrivano a colpire bersagli a un chilometro e mezzo), box irregolari per cani. Quella mattina di dicembre, da quanto ricostruito da carabinieri e guardie zoofile, un branco di cinghiali che s’era allontanato dall’area del Parco è stato accerchiato all’interno di un casolare abbandonato di via Concio. I cacciatori hanno sparato all’impazzata, abbattendo dieci cinghiali adulti.

    Pallettoni vicino alle case

    Oltre al pericolo dei pallettoni che sibilavano vicino alle case, c’è stato rischio anche per il traffico. Alcuni testimoni hanno raccontato che tre cinghiali, cercando di sfuggire ai colpi, hanno attraversato la Direttissima del Conero rintanandosi vicino alla recinzione dell’autostrada. Per fortuna alcuni cittadini, che si erano accorti degli animali, hanno fermato in tempo le auto che a quell’ora sfrecciavano sulla Direttissima. Oltre ai reati che riguardano armi e munizioni, i bracconieri trovati in possesso di cinghiali vivi rischiano fino a sei mesi d’arresto e un’ammenda di seimila euro. In tutto sono state fatte sanzione amministrative per circa quattromila euro.
    Lorenzo sconocchini,

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